Ma, in pratica, cosa fa l’editor?

Cosa fa un editor?

 

In generale

L’editor è la figura editoriale che si occupa, manco a dirlo, di editing. Quindi la vera domanda è: cos’è l’editing? La risposta è più complessa di quello che può sembrare, ma riassumendo direi che l’editor, di fronte a un testo, si domanda: questo testo funziona in ogni suo aspetto? Se la risposta è no, l’editing interviene per migliorare il testo finché alla domanda: “Il testo può migliorare più di così?”, la risposta non sarà un no.

Nel dettaglio

In particolare, l’editor di fronte a un testo nel suo complesso e a ogni scena presa singolarmente deve controllare tre fattori.

Innanzitutto; l’efficacia. Valutare l’efficacia significa controllare che in ogni scena sia presente tutto ciò che è necessario, a partire dal conflitto, o perlomeno la promessa di un conflitto, fino alla scelta del personaggio, al tema di fondo, al cambiamento di uno dei valori portanti della storia.

Se manca uno o addirittura tutti questi elementi (quindi ci troviamo davanti a una scena superflua) è compito dell’editor segnalarlo all’autore.

Il secondo fattore è la coerenza, di nuovo in ogni suo aspetto: la coerenza dei personaggi, la coerenza stilistica, la coerenza delle scene, la coerenza spazio-temporale, del sistema di immagini e la coerenza tra tema e trama. Ovunque ci sia la possibilità di una “caduta” di coerenza, l’editor deve fare particolarmente attenzione e segnalare all’autore quando questo avviene perché ne va della credibilità del testo.

Il terzo fattore è la comprensibilità. Anche in questo caso, parliamo di comprensibilità a più livelli quindi si presta attenzione: alle parole vaghe e incerte, alle figure retoriche che non trovano un corrispettivo sensato, alle frasi che “suonano bene” ma non hanno un significato preciso e corretto. Non è soltanto una questione di scelte stilistiche, bisogna chiedersi se è comprensibile il genere e la tradizione in cui il tuo romanzo si vuole inserire. Se è comprensibile la promessa di storia che vuoi raccontare (e se viene mantenuta questa promessa, riprendendo la coerenza di cui parlavamo poco fa).

E si può andare avanti per molto: è comprensibile lo spazio-tempo, è comprensibile  l’ambientazione, è comprensibile la forma che hai scelto per la tua storia?

L’editor deve rispondere a tutte queste domande, assicurarsi che ogni aspetto del romanzo funzioni e deve aiutare l’autore lì dove riscontra delle debolezze.

Quando c’è tanto lavoro da fare

Il fatto che ci sia da fare un lavoro, magari anche massiccio, sul testo, non significa che l’autore non sia capace a scrivere, semplicemente l’autore sta scrivendo una storia che ha già in mente con le sue parole e nessuno ha il superpotere di valutare oggettivamente la forma e il contenuto dei suoi stessi pensieri e di correggersi come se fosse una persona esterna a sé. Ed è proprio per questo che si chiede aiuto a un editor che, con occhio “pulito”, legga la storia e riconosca eventuali problemi.

Questo significa che anche un editor, l’editor migliore del mondo, se si mettesse domani a scrivere un romanzo, avrebbe bisogno di qualcun altro che pensi a fare l’editing su quel testo.

Una volta finito l’editing strutturale, che si fa?

Una volta finito il grosso lavoro di macroediting, l’editor passerà al line-editing che, come si può intuire dal nome, è un editing riga per riga. Qui l’editor suggerisce all’autore parole da eliminare, parole da sostituire, fa notare le ripetizioni e le frasi che vanno riformulate per essere più discorsive.

Come avrai notato ho usato il vocabolo “suggerire” perché un editor non impone mai una modifica né di contenuto né di forma né di stile al proprio autore, ma consiglia delle modifiche che secondo lui renderanno il testo migliore.

Ogni consiglio dell’editor è un consiglio che lo scrittore può decidere di accettare o meno, anche perché sarà il nome dello scrittore quello sulla copertina del libro.  Tuttavia ti chiedo di tenere sempre a mente che non è una battaglia tra autore ed editor. Quando l’editor propone una modifica non lo fa per punire l’autore o per imporre la propria visione della storia, ma lo fa perché ha ben presente come far uscire il vero cuore del romanzo. Grazie alla sua formazione, all’esperienza e a una mente “libera” dalla storia (a differenza di quella dello scrittore) può suggerire delle modifiche anche molto importanti per rendere più evidenti i conflitti, per dare omogeneità al racconto, per preparare un colpo di scena o può anche chiedere di eliminare delle parti che vanno a nascondere o ad appesantire la narrazione perché quelle parti non fanno uscire la storia davvero interessante per il lettore.

Un buon editor è un compagno di viaggio.

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