Ambientazione: una risorsa o un barbiturico?

L’ambientazione è spesso il tallone d’Achille di molti autori. Descrivere il luogo in cui accade la scena senza rischiare di annoiare il lettore o di essere troppo vago o di essere, al contrario, troppo prolisso su particolari ininfluenti, è difficile.

In realtà l’ambientazione può essere un’arma a tuo vantaggio se utilizzata bene perché permette al lettore di immergersi ancora di più all’interno del mondo che hai creato. Nella storia recente dei best seller troviamo libri, e soprattutto saghe, in cui l’ambientazione è sicuramente tra i motivi principali del successo (chi non vorrebbe visitare Hogwarts? O la Contea? O il Distretto 12 di Panem… no, forse ho sbagliato esempio).

L’ambientazione regala atmosfera alla storia, per esempio sottolineandone il tono noir, drammatico, grottesco o brillante.

L’ambientazione consente di capire meglio il punto di vista del personaggio: il personaggio si muove in un ambiente estremamente povero o estremamente ricco? Vive in una metropoli o in un paesino di campagna? Quanto cambia la sua visione della giustizia, della morale e del mondo se è l’imperatore della Cina nel 1500 o il sindaco di New York del 2018?

L’ambientazione può aiutare a creare un movimento all’interno del capitolo. Per (anche) questo motivo è famoso l’incipit dei “Promessi sposi”, in cui il narratore inizia a descrivere lo spazio con una “ripresa” dall’alto mentre sposta lo sguardo sui vari elementi del paesaggio (“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte…”) e man mano stringe, prima raggiungendo la sommità delle mura di Milano, da cui vediamo in lontananza il Resegone, poi scendendo a osservare la costa. L’inquadratura si stringe ancora di più fino ad arrivare a farci vedere le strade, poi una solo strada e, infine, un uomo che cammina, stringendo il breviario: il primo personaggio.

Per rendere il più pratico possibile questo consiglio di scrittura dedicato alle descrizioni ambientali, ho deciso di fare una piccola analisi su un romanzo pubblicato nel 2016 (perché, diciamolo, è sempre facile citare i grandi della letteratura, vediamo come se la cavano i nostri contemporanei). Il romanzo in questione è “Io e Mabel” di Helen Macdonald, tradotto da Anna Rusconi e pubblicato da Einaudi. Ti allego come PDF il mio articolo dove spiego perché, in questo romanzo, funzionano le descrizioni ambientali. Ti avviso: è solo per chi ha davvero il pallino per la scrittura, non per chi voglia farsi una lettura veloce mentre aspetta l’autobus. Tuttavia penso che anche questo sia importante: prendersi il tempo per studiare, smontare e analizzare le narrazioni degli altri.

CLICCA QUI PER SCARICARE LA MIA ANALISI 

Questo articolo proviene dalla mia newsletter. Se vuoi ricevere un nuovo consiglio a settimana e una rubrica di eventi e articoli interessanti dal mondo editoriale direttamente nella tua casella e-mail, puoi iscriverti cliccando qui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *