La regola delle 4 C per scrivere un bel periodo

Hai mai riflettuto su come costruisci i singoli periodi? Hai mai analizzato i periodi che hai scritto per capire se sono ben scritti?
Francise Pose è una scrittrice americana tradotta in molte lingue. Tra le sue opere, in Italia è stato tradotto da Jusi Loreti anche “Leggere da scrittore” a cura della casa editrice Dino Audino editore. In questo breve manuale, Pose riserva un capitolo ai periodi e fa alcuni esempi di periodi ben riusciti, tra cui il meraviglioso incipit del saggio “Sulla malattia” di Virginia Wolf. Il periodo è il seguente:

<<Considerato quanto sia comune la malattia, di quali proporzioni il mutamento spirituale che essa produce, quanto stupefacenti, allorché le luci della salute si spengono, i territori vergini che allora si dischiudono, quali lande deserte dell’anima esponga un piccolo attacco di influenza, quali precipizi e prati, sparsi di vividi fiori, riveli un minimo aumento della temperatura, quali antiche e resistenti quercie siano sradicate in noi dall’atto della nausea, come precipitiamo nel pozzo della morte e sentiamo le acque della dissoluzione chiudersi sopra le nostre teste e ci svegliamo pensando di trovarci alla presenza degli angeli e degli arpisti quando ci tolgono un dente e ritorniamo alla superficie nella poltrona del dentista e confondiamo il suo “Sciacqui la bocca, sciacqui la bocca” con il saluto della Divinità che, chinandosi, ci dà il benvenuto in Paradiso – quando pensiamo a tutto questo come spesso siamo costretti a fare, appare davvero strano che la malattia non figuri insieme all’amore, alle battaglie e alla gelosia tra i temi principali della letteratura>>.
(Virginia Wolf, Sulla malattia, traduzione italiana di Nicola Gardini, Bollati Boringheri, Torino 2006)

Pose ci fa notare come a stupire non sia tanto la lunghezza del periodo (centosessantasei parole), ma soprattutto il fatto che sia perfettamente chiaro, elegante, gradevole e arguto. Se scomponessimo il periodo, ci renderemmo conto della sua lucidità: non c’è una parola che possa essere cancellata senza inficiare tutto il discorso.

Anche perché il periodo si snoda con una progressione ordinata che inizia con il participio “considerato”, introduce il termine “malattia” e procede con una serie di subordinate che si abbattono come onde e crescono in lunghezza, complessità e intensità via via che gli aspetti della malattia si fanno più fantasiosi ed elaborati, scaraventando il lettore in paesi sconosciuti, prati, precipizi, abissi dal quale lo risolleva la voce del dentista, assimilato a una divinità. Fino al momento in cui tutto viene riassunto da una parola sola: “questo” (<<Quando pensiamo a tutto questo>>); e solo allora il periodo trova la conclusione nella stranezza del fatto che la malattia sia un tema così poco frequente in letteratura.

È importante sottolineare che un periodo di questo tipo è il punto di arrivo di tante piccole scelte: un altro autore avrebbe potuto trasmettere lo stesso significato in poche parole. Avrebbe potuto scrivere: “Considerato quanto spesso le persone si ammalino, è strano che gli scrittori non si occupino più spesso della malattia”. Ma un incipit così austero avrebbe tradito l’anima del saggio di Virginia Wolf, che non è una semplice trattazione. L’autrice in questo saggio, seppur breve, rimbalza da un argomento all’altro, in modo sempre razionale e fantasioso; e arriva a toccare il tema del testo (ovvero il coraggio di convivere con la presenza costante della morte) solo dopo aver affrontato: la lettura, la lingua, la fede, la solitudine, la scienza, la pazzia, il suicidio, il regno animale e altro ancora. Una volta giunto alla fine, il lettore capisce quindi che con il periodo iniziale l’autrice non voleva mettersi in mostra, ma presentare con precisione quello che sarebbe seguito come stile e come contenuto.

Alla luce di ciò, quindi quali sono le caratteristiche a cui porre attenzione nella costruzione del periodo? Potremmo chiamarla la regola delle 4 C:

  • Chiarezza
  • Concisione (che non è sinonimo di brevità, ma significa che ogni parola deve essere necessaria e non può essere cancellata)
  • Coerenza
  • Cadenza e ritmo

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